SEMBRA DI STARE ANCORA IN VIAGGIO,
MA SI È FINALMENTE A CASA

Il miraggio è un fenomeno ottico atmosferico che, in particolari condizioni, rende visibili elementi lontani o immaginari.

I proprietari di questa casa hanno trascorso molti anni all’estero per motivi di lavoro. Questa esperienza ha trasformato il loro modo di intendere l’abitare: la casa non è più soltanto un luogo fisico, ma assume una dimensione mentale ed emotiva, diventando un rifugio interiore e un punto di riferimento stabile all’interno di una vita nomade.

Il progetto nasce da questa idea. Abbiamo immaginato l’abitazione come uno scrigno capace di custodire e valorizzare immaginari, arredi, oggetti e memorie.

Il primo ambiente sul quale siamo intervenuti è stato l’ingresso, originariamente buio e impersonale. Per ampliarne visivamente la percezione, abbiamo coinvolto la decoratrice Chiara Cataldi, che ha realizzato un dipinto esteso alle pareti.

Ne è nato un paesaggio fitomorfo immaginario, nel quale essenze esotiche e mediterranee convivono liberamente. Colline attraversate da filari di cipressi, palme, alberi da frutto e banani compongono quello che può essere considerato il manifesto dell’intero progetto: una dimensione sospesa tra memoria e viaggio, tra qualcosa di lontano e qualcosa di profondamente familiare.

Superato l’ingresso, l’appartamento si presentava in origine come un unico grande ambiente. Il lavoro progettuale si è quindi concentrato sulla costruzione di un sistema di gerarchie e relazioni capace di definire le diverse funzioni della casa senza interromperne la continuità.

All’estremità di questa enfilade spaziale si trova la cucina. Dietro la spalletta del grande arco, caratterizzato da un profilo vagamente orientaleggiante, è stata nascosta la parte più tecnica, composta da pensili, attrezzature ed elementi operativi.

Aperta verso il soggiorno, la grande dispensa blu Klein diventa invece il fulcro visivo della cucina. I suoi angoli smussati richiamano le geometrie morbide degli stucchi a soffitto e ne rafforzano il carattere centrale e magnetico.

La grande isola, volutamente priva di funzioni tecniche, è stata concepita quasi come un tavolo: un luogo dedicato alla preparazione, all’incontro e alla condivisione. Il piano in marmo Jakarta Pink le conferisce una forte identità visiva, pur mantenendo un carattere elegante e misurato.

Osservata dall’alto, la trama del marmo ricorda una veduta satellitare di paesaggi remoti, foreste o sistemi montuosi, ricollegandosi ancora una volta al tema del viaggio e della geografia mentale che attraversa l’intero progetto.

La seconda camera è stata inserita assecondando la conformazione curva della planimetria. Il nuovo volume si presenta come un gesto morbido all’interno della distribuzione e genera, tra la zona pranzo e il soggiorno, un passaggio stretto simile a un istmo naturale. Una soglia fluida, quasi scavata dal vento, che mantiene viva la continuità organica dell’appartamento.

Superato l’ingresso, l’appartamento si presentava in origine come un unico grande ambiente. Il lavoro progettuale si è quindi concentrato sulla costruzione di un sistema di gerarchie e relazioni capace di definire le diverse funzioni della casa senza interromperne la continuità.

All’estremità di questa enfilade spaziale si trova la cucina. Dietro la spalletta del grande arco, caratterizzato da un profilo vagamente orientaleggiante, è stata nascosta la parte più tecnica, composta da pensili, attrezzature ed elementi operativi.

Aperta verso il soggiorno, la grande dispensa blu Klein diventa invece il fulcro visivo della cucina. I suoi angoli smussati richiamano le geometrie morbide degli stucchi a soffitto e ne rafforzano il carattere centrale e magnetico.

La grande isola, volutamente priva di funzioni tecniche, è stata concepita quasi come un tavolo: un luogo dedicato alla preparazione, all’incontro e alla condivisione. Il piano in marmo Jakarta Pink le conferisce una forte identità visiva, pur mantenendo un carattere elegante e misurato.

Osservata dall’alto, la trama del marmo ricorda una veduta satellitare di paesaggi remoti, foreste o sistemi montuosi, ricollegandosi ancora una volta al tema del viaggio e della geografia mentale che attraversa l’intero progetto.

La seconda camera è stata inserita assecondando la conformazione curva della planimetria. Il nuovo volume si presenta come un gesto morbido all’interno della distribuzione e genera, tra la zona pranzo e il soggiorno, un passaggio stretto simile a un istmo naturale. Una soglia fluida, quasi scavata dal vento, che mantiene viva la continuità organica dell’appartamento.

Seguendo lo stesso principio, tutte le falegnamerie sono state disegnate e realizzate su misura, accompagnando le curvature e le bombature degli ambienti senza introdurre elementi rigidi o estranei.

Il soggiorno si configura come uno spazio centrale sul quale si affacciano tutti gli altri ambienti. È una sorta di piazza interna alla casa, interpretata collocando il divano al centro della stanza e distribuendo liberamente le altre sedute, così da lasciare fluidi e aperti i percorsi.

Un ruolo importante nella definizione dello spazio è affidato al dipinto a soffitto, commissionato dal precedente proprietario dell’abitazione, il regista e sceneggiatore Ettore Scola, a un artista suo amico.

L’opera è valorizzata da una cornice color pervinca e si integra nel nuovo progetto riflettendosi sulla superficie specchiante del tavolino da fumo, disegnato su misura.

L’accesso alla camera da letto principale presentava un salto di quota, dovuto al fatto che questo ambiente fosse stato annesso all’appartamento in un secondo momento.

Il vincolo è stato trasformato in un vero e proprio elemento architettonico attraverso la realizzazione di un basamento in legno verniciato a poro aperto, che assolve la funzione di gradino e, allo stesso tempo, diventa una seduta a servizio del living.

La camera da letto principale è dominata da un grande armadio a muro, rivestito con una carta da parati che richiama ancora una volta paesaggi lontani e immaginari esotici.

All’interno dell’armadio sono nascosti sia il sistema di raffrescamento sia l’accesso al bagno en suite, così da preservare la continuità e l’unitarietà della superficie.

Nel bagno della camera principale, su richiesta dei clienti, il linguaggio diventa più ricco, classico e quasi cinematografico.

Vetri, marmi policromi e materiali preziosi definiscono l’atmosfera dell’ambiente: l’onice rosa e il marmo Emperador compongono il piano del mobile, mentre il Bardiglio Nuvolato incornicia la doccia. Completano lo spazio i sanitari modanati e le lampade in vetro di Murano.

È un cambio di registro che non rinuncia, tuttavia, alle suggestioni levantine e agli elementi decorativi che attraversano l’intero progetto.

Nella parte più interna della casa, destinata agli ambienti di servizio e agli spazi contenitivi, abbiamo evitato un’impostazione puramente tecnica. Le superfici sono state rivestite con pannellature lignee azzurre, mentre l’impiego di elementi specchianti contribuisce ad amplificare la percezione dello spazio.

Una delle pannellature cela anche il secondo bagno, nel quale ritornano i motivi decorativi e le suggestioni esotiche presenti nel resto dell’appartamento.

Ne deriva un progetto eclettico, ricco di dettagli, falegnamerie su misura, materiali, stratificazioni e storie da raccontare. Sembra di stare ancora in viaggio, ma si è finalmente a casa.

FOTOGRAFA : Edi Solari