
Foto cucina terminata la ristrutturazione
Una metratura contenuta, un soffitto a voltine e un’idea di trasformazione, perché ci sono case che nascono da una necessità, e altre da un ritorno. Casa Bertani è entrambe le cose: il risultato di una famiglia che, dopo anni all’estero, sceglie di tornare a Roma, nel quartiere di Trastevere, per vivere un nuovo capitolo. Lo spazio c’era già, ma andava trasformato radicalmente. Il tempo, invece, non sembrava mai quello giusto, finché lo è diventato.
Lo studio 02A era già stato contattato tempo prima, ma è stato solo al momento del rientro definitivo in città che il progetto ha potuto prendere forma. Con una richiesta precisa: trasformare 60 mq in un appartamento vivibile per una famiglia di quattro persone, con una stanza in più e una nuova qualità dello spazio. E, soprattutto, restituire dignità a un interno che sembrava solo un luogo di passaggio.
Il contesto: Trastevere e le case a ballatoio
Casa Bertani si trova a due passi da Piazza San Cosimato, in una zona di Roma che conserva ancora la memoria delle case a ballatoio, tipiche del tessuto urbano popolare romano. Case nate per essere semplici, funzionali, in alcuni casi temporanee. Ma proprio da questo carattere apparentemente marginale nasce l’opportunità di riscoprire un’identità nascosta.
La ristrutturazione ha infatti voluto portare all’interno dell’appartamento gli elementi che lo legano al contesto, come il soffitto a voltine (tipico anche dei ballatoi esterni) rimasto celato per anni sotto controsoffitti moderni e intonaci piatti. Un elemento prezioso, che è riemerso quasi per caso in cantiere, e che ha ridefinito completamente il volto della casa.

Foto condominio
Il soffitto a voltine: una scoperta che cambia il progetto
Durante i lavori di demolizione e analisi preliminare, abbiamo notato delle irregolarità nei soffitti riconducibili a un solaio. È così che si è giunti alla scoperta di un soffitto a voltine nascosto sopra la zona giorno e l’angolo cottura.
Non si trattava solo di una curiosità strutturale, ma di un vero e proprio cambio di prospettiva sul progetto. Le voltine, con la loro texture irregolare e la storia che racchiudono, sono diventate un elemento narrativo e architettonico centrale. I clienti, all’epoca ancora a New York, hanno accolto la scoperta con entusiasmo, e il progetto ha trovato così una nuova direzione.
Le voltine riportano dentro casa un pezzo del ballatoio, un richiamo esplicito al tessuto esterno che, in modo quasi poetico, si riversa negli spazi domestici. La casa, in questo modo, torna ad appartenere al suo quartiere, al suo contesto, senza camuffarlo.


Trascina il cursore per il prima e dopo

Vista assonometrica 3D
Un progetto costruito a distanza
Tutto il lavoro è stato gestito a distanza, cosa piuttosto inusuale, con una relazione costante tra studio e committenza. Un dialogo fluido, reso possibile da una visione condivisa: quella di restituire profondità e senso a un appartamento piccolo ma non banale. La chiave come sempre è la comunicazione, in questo caso ancora più importante. Molti clienti sono presenti solo parzialmente nel corso un progetto, in questo senso l’assenza fisica è stata quasi totale e questo non ha minimamente inficiato la qualità del lavoro.
L’intervento, nello specifico, ha previsto la creazione di una stanza aggiuntiva, con una ridistribuzione degli spazi capace di nascondere ma anche di rivelare, alternando pieni e vuoti, visibile e invisibile. Un lavoro di sottrazione e scavo per riportare alla luce l’essenza della casa.

Prospetto cucina

Sezione zona giorno / corridoio
Ingresso e soggiorno: dal portone al divano su misura
Il progetto ha preso forma proprio dal portone d’ingresso e dal suo sopraluce in vetro millerighe, elemento sopravvissuto a precedenti ristrutturazioni e riportato con decisione al centro del disegno. La casa era buia, e paradossalmente per ricavare una stanza in più, abbiamo ottenuto anche più luce grazie alla parete divisoria in vetrocemento che separa l’ingresso dal bagno, la quale funge da filtro e genera una profondità luminosa che accompagna lo sguardo fino in camera da letto.
Il fulcro della zona giorno è la parete in falegnameria verde che integra contenimento, struttura e divano: un oggetto unico e compatto, che abbraccia l’ambiente, definisce i flussi e costruisce un nuovo punto d’appoggio per la vita quotidiana.
La cuscineria del divano, realizzata su misura in un tessuto misto lino, aggiunge calore e morbidezza alla struttura.
La cucina: essenziale, materica, ben calibrata
La parete di fondo della cucina è il risultato di una rimozione: eliminata una struttura in cartongesso, durante il lavoro di scorticatura è emersa la pittura originale, che è stata lasciata volutamente a vista. Un gesto che restituisce autenticità e racconto allo spazio.
La cucina è semplice ma precisa con struttura in ferro verniciato, top e alzatina in terrazzo Palladio grigio, cappa di aspirazione Franke (modello qui), pensili in acciaio di VSK, così come la mensola.
Il pavimento in resina Kerakoll colore KK 80 crea continuità visiva e un tono neutro che fa da sfondo agli elementi d’arredo.
Il tavolo da pranzo è firmato Muji, in legno, mentre le applique a parete sono le classiche Anglepoise bianche, discrete e funzionali.

Schizzo bagno
Il bagno: colore, equilibrio, contrasti
Il bagno riprende i toni verdi già presenti altrove, declinandoli su più livelli. Il piano del lavabo è realizzato con piastrelle Cesi 10×10, con fughe a stucco verde, mentre il lavabo sottopiano è un Catalano Zero 60×37. Il rubinetto blu è il Zucchetti Isy22, disponibile qui.
Lo specchio, disegnato su misura in ferro grezzo, dialoga con la matericità del bagno senza sovraccaricarla. La doccia è definita da un ingresso in marmo Bardiglio Nuvolato, mentre il pavimento e le pareti sono ancora una volta rivestite con piastrelle Cesi 10×10.
Per dividere gli ambienti senza perdere luce, si è scelto di usare un blocco in vetrocemento trasparente Seves Glass – Clear Alpha (vedi scheda prodotto). Un oggetto che non vuole essere leggero: ha massa, peso, ma lascia passare la luce e crea una soglia visiva permeabile.
Piccolo inciso: per coerenza estetica, tutti i pomelli in ceramica della casa sono stati selezionati in versione nera, anni ’50, su Zangra.
Una scelta discreta, ma significativa, ogni dettaglio è infatti parte di un linguaggio progettuale che, anche su scala minuta, deve poter raccontare identità e intenzione.
Il ruolo della luce e della profondità visiva
In uno spazio così contenuto, la gestione della luce diventa elemento centrale e non circostanziale del progetto. Qui si lavora su linee di fuga, traguardi visivi, trasparenze, per costruire una casa che sembri più grande di quanto sia.
Chi entra dall’ingresso, oggi vede un percorso coerente, una stratificazione di profondità che conduce fino alla camera, attraversando curve, materiali a contrasto e riflessi.
Insomma, Casa Bertani è un progetto piccolo nelle dimensioni, ma ci permettiamo di dire grande nella precisione con cui è stato pensato e costruito.
È un esercizio architettonico di sottrazione, scavo, rilettura. Una casa che si libera delle superfetazioni del passato e riporta alla luce la propria identità, fatta di un soffitto a voltine ritrovato, di relazioni con il contesto, di una distribuzione pensata per essere vissuta, non solo attraversata.
In soli 60 mq, una famiglia di quattro persone trova il proprio spazio, la propria intimità e la propria luce.


